giovedì 3 ottobre 2013

L’ennesima tragedia. A quando una fattiva politica estera europea?

L’ennesima tragedia.
A quando una fattiva politica estera europea?
di Walter Rodinó




Mentre in Italia le attenzioni erano riservate alla caduta di un personaggio, che ha saputo mortificare la dignità di questo stivale che si protende nel Mediterraneo, nella notte vicino a Lampedusa, il mare divorava tante altre vite ammassate su un barcone, pare, incapace di resistere ad un momento di gioia per l’avvistamento della terra sognata ed alle fiamme di una coperta accesa per annunciare la presenza di tante anime sofferenti.

Finora i morti accertati si avvicinano al centinaio, ma la tragedia potrà essere, se possibile, ancora più grave se è vero che il barcone era carico di circa cinquecento esseri umani (uomini donne e bambini).

Possiamo ancora perdere il tempo per discutere delle storie di un condannato, possiamo ancora lacerare le nostre giornate continuando a produrre ricchezza che finisce in poche mani e non pensare che nel mondo esistano miserabili condizioni di vita inimmaginabili? Noi che ci affacciamo sul Mediterraneo e che, plasticamente, siamo come un braccio dell’Europa proteso verso l’Africa, dobbiamo pretendere che l’Europa, la ricca Europa, s’impegni in una politica che faccia realmente cessare questa perenne tragedia.

Il Ministro degli esteri Bonino, che tanto ha fatto per aiutare il terzo mondo e per migliorarne le condizioni non solo economiche, pretenda che questo problema sia al centro dell’attenzione dell’Europa nel semestre italiano dell’UE il prossimo anno.

Non sarebbe questo il momento di avviare un discorso su una diversa politica dell’Unione non solo all’interno del mercato unico ma anche verso l’Africa senza interventi militari ma con una costante apertura di un dialogo teso a migliorarne le condizioni politiche, sociali ed economiche?

Una politica di questo genere richiederà immensi investimenti, ma il ritorno potrebbe riservarci buoni risultati, se saremo capaci di offrire loro l’aratro e la rete da pesca e non più danaro che si perde tra i mille meandri fin dall’inizio del suo viaggio.