venerdì 2 maggio 2014

Fußball Total n°35

Fußball Total!
Rubrica settimanale sul calcio di massima serie tedesco ed italiano
N° 35  Maggio
Con la collaborazione di Michele Sensini, Emiliano di Calogero, Gianluca Danese, Marco Cadin, Fabio Pierboni e del sottoscritto David Rodinó

Bardi, Romoletto e la banana di Dany Alves
di Fabio Pierboni

Quartultima giornata di campionato, all’Armando Picchi la Lazio incrocia i sui destini con quelli del Livorno, i biancocelesti devono rimanere agganciati a quel treno troppo affollato che regalerà l’ultimo posto per l’Europa, gli amaranto sono in cerca di punti per riaccendere la speranza di una salvezza sempre più lontana.
Reja deve fare i conti con la solita lista di assenti, questa volta nell’undici iniziale non ci sono Biava, Dias, Radu, Konko e Marchetti, in pratica l’intera difesa titolare più il portiere, a questi si aggiunge Klose ormai desaparecido. Il Livorno ritrova il tecnico Nicola dopo l’esonero di Di Carlo, i Toscani si schierano con un 4-3-3 un po’ spuntato, con Silingardi, Paulinho e Mesbah nel tridente avanzato.
La partita comincia con le due squadre molto vivaci, nei primi minuti Mauri da una parte e Biagianti dall’altra provano i riflessi dei due portieri. Il centrocampista laziale ci riprova poco più tardi con un piatto al volo da posizione defilata, questa volta Bardi non è reattivo come nella precedente, il portiere livornese combina un pasticcio non trattenendo il pallone e regalando la rete agli avversari. Dalla parte opposta ci provano Cana e Biglia a restituire il favore, l’accoppiata regala il pallone a Silingardi ma questa volta un prodigioso intervento di Ciani evita il peggio.
Nel secondo tempo bastano sei minuti alla Lazio per chiudere l’incontro, il destro di Mauri è intercettato dal braccio di Rinaudo, l’arbitro indica il dischetto. Dagli undici metri va Antonio Candreva, Bardi indovina l’angolo del tiro ma non può nulla, destro forte e angolato e palla in fondo al sacco, per “Romoletto” si tratta della dodicesima marcatura in questo campionato, primo centrocampista della storia della Lazio a raggiungere questa cifra, dietro di lui Nedved ed Hernanes si erano fermati a undici centri, stagione da incorniciare per il numero 87 della Lazio: Goal, assist e tanta qualità.
I Toscani sono al tappeto, la Lazio controlla la partita divorandosi qualche palla goal e vedendosi annullato un bel contropiede grazie alla segnalazione errata del guardialinee su Keita lanciato a rete.
Il Livorno cade rovinosamente su una buccia di banana vedendo sempre più ridotte le sue speranze di salvezza, chissà che non sia stata proprio una buccia di banana a far scivolare il pallone dalle mani di Bardi, magari quella che in un altro campo di gioco, in Spagna, Dany Alves ha gettato dopo averne mangiato il contenuto, cercando di far capire all’idiota di turno che l’ha lanciata, che oltre agli altri due usi che ne fa lui, le banane hanno anche un terzo uso, il migliore, si mangiano.


VEDI INTER-NAPOLI E POI MUORI
di Gianluca Danese


L'Inter pareggia in casa 0-0 contro il Napoli facendo molto poco per cercare la vittoria.
Ennesimo pari interno, ennesima prova sotto tono, ennesima dimostrazione (con il gufissimo Thoir in tribuna) che il materiale umano a disposizione è di basso livello.
Stesso schieramento delle ultime uscite con Kovacic titolare, e se i primi minuti sembrano regalarci un' Inter pimpante e vogliosa, con il passare dei minuti emergono tutti i problemi che questa squadra si trascina dall' inizio del campionato: nell' impostazione del gioco, nel palleggio, nell' intesa, palle perse o buttate, assenza di triangolazioni e verticalizzazioni, cross sballati, poca determinazione, poco pressing; poi nel non possesso palla si permette troppo all' avversario di giocare senza pressare, così dietro si balla parecchio, la difesa già scarsa non è aiutata dal centrocampo e gli esterni spesso si perdono gli uomini; meno male che oggi siamo stati graziati più volte da Callejon e Higuain e soprattutto da Inler che a 10' dalla fine coglie un clamoroso palo che avrebbe compromesso irrimediabilmente il match. Sicuro Andreolli alla prima da titolare.
Le poche occasioni da gol per la squadra di Mazzarri sono venute solo da tiri dalla distanza (Kovacic ed Hernanes bravissimo Reina) nel primo tempo, e da qualche spunto individuale nella ripresa, ma non c'è stata una vera e propria trama di gioco.
Il Profeta è ancora per l'ennesima volta insufficiente, non si vede, non produce gioco, non fa cambiare passo alla squadra.
Meglio Kovacic, ma da solo non riesce a cambiare il volto del centrocampo e non ne ha la capacità. Si crea così una barriera tra lo stesso centrocampo e le due punte, e se da un lato il povero Palacio prova in tutti i modi macinando chilometri di partecipare al gioco e rendersi pericoloso (e ci riesce), dall' altra Icardi, non servito o servito male, si rivela inutile alla causa perché da solo non inventa e non scardina le difese.
Cambiasso poi fa quel che può, tampona e fa ripartire,  e almeno lui risulta sempre uno dei migliori.
Poi da quando sta giocando D'Ambrosio sulla destra, da quella parte è inutile provarci così deve sempre entrare Zanetti per aggiustare la corsia (ma quando torna Jonathan?). Meglio Nagatomo sempre propositivo, tanta corsa, ma anche piede ruvido e spesso in copertura si dimentica l'uomo.
Naturalmente anche l'allenatore continua ad avere le sue colpe visto che la squadra non ha grinta, non ha gioco e stavolta con il cambio Kuzmanovic per Icardi (con Palacio stremato dalla fatica) ha costretto la squadra a finire la partita senza attaccanti e alla mercè dell'avversario.
Giriamo subito pagina perché la caccia alla Viola ed al quarto posto è ancora aperta e domenica c'è il derby,VINCERE!!!

A tutta serie A
di Marco Cadin

Lunedì sera, il Juventus Stadium sarà il teatro della festa juventina. Ormai solo la matematica frena i festeggiamenti dei bianconeri, a quali basta un punto in tre gare per cucire sulla maglia la terza stella. Le vittorie sulle due emiliane hanno spazzato via le residue speranze giallorosse, rendendo superfluo lo scontro diretto dell’Olimpico. Garcia ha fatto bene a rimarcare lo scandaloso atteggiamento del Livorno, ma è stato l’unico caso, visto che Sassuolo e Bologna hanno dato il massimo nelle sfide con i campioni d’Italia. La Roma non può rimproverarsi nulla, ma oggi va riconosciuta una superiorità, sia pur minima, che ad inizio stagione nessuno osava mettere in discussione. La vera sfida dei giallorossi sarà confermare un campionato come questo il prossimo anno, magari non sfigurando in Champions League. In zone Europa League, Lazio, Torino e Verona superano le perdenti Parma e Milan, ma quale tra queste cinque squadre approderà in coppa è un vero rebus. Le squadre in lotta per la salvezza sono state tutte perdenti, lasciando immutata la situazione.
Una Roma mai doma s’impone nell’anticipo contro il Milan (2-0), facendo proprio il giorno della Resistenza. I giallorossi non saranno stati trascinanti come in altre serate, ma i colpi dei loro talenti hanno illuminato gli occhi degli spettatori dell’Olimpico. I rossoneri sono stati un onesto avversario a cui va riconosciuto, quanto meno, un ritrovato equilibrio tattico. Inizio prudente dei due team, il primo a provare dalla distanza è Bonera, ma De Sanctis blocca in due riprese (16°). Cinque minuti più tardi, un’azione manovrata sul limite dell’area, permette a Dodò di calciare di contro balzo, ma il suo tiro sorvola il montante alto. Ljajic prova lo slalom speciale in area milanista, ma un piede di Rami gli nega la gioia del goal (26°). Totti serve il tiro a De Rossi, ma l’azzurro spara sopra la traversa (41°). Al 43°, Miralem Pjanic regala al suo pubblico un goal che non verrà dimenticato: il serbo dribbla in velocità Muntari, Montolivo e Rami, battendo di piatto l’incolpevole Abbiati. Una rete splendida, anche se la difesa meneghina è stata molle. Al 49°, Kaka offre a Montolivo la migliore occasione per i milanisti, ma il tiro di prima intenzione lambisce il palo. La Roma raddoppia in contropiede con un tapin di Gervinho (65°): l’ivoriano ha sfruttato la corta respinta di Abbiati sul tiro in diagonale di Totti. Il resto della gara non offre molto, se non le velleitarie conclusioni dalla distanza dei rossoneri.
La Fiorentina ha espugnato il Dall'Ara, rifilando un netto 3-0 al Bologna. Eppure la prima occasione era stata per i padroni di casa, che con un colpo di testa di Krhin costringevano Neto al risolutivo colpo di reni (12º). Dopo il quarto d'ora, la superiorità viola esce fuori. I difensori felsinei sono piantati a terra al 23º, quando Cuadrado anticipa tutti sul cross basso di Joaquin, incrociando di prima in rete. Al termine di un'azione elaborata, il tiro deviato di Ilicic dona ai gigliati il raddoppio. I rossoblù, nonostante i cambi, non riescono mai ad essere pericolosi. Curci evita ulteriori sofferenze in più occasioni, ma nulla può sul destro di rara potenza di Cuadrado, che fissa il risultato finale sul 3-0. Al di là della precaria classifica, il Bologna conferma di essere la più scarsa formazione della Serie A.
0-0 a San Siro, nel match che ha opposto il Napoli all'Inter. Hernanes prova a sorprendere i partenopei con un sinistro dalla distanza, Reina risponde da par suo (10º). Callejon calcia alto un pallone servito da Martens, sprecando un magnifico assist del belga (13º). Palacio conquista palla a centrocampo, intercettando un passaggio sciagurato di Giorginho, la sua fuga verso la porta si conclude con un diagonale di poco fuori (18º). Higuain svirgola un tiro all'altezza del dischetto, mentre Kovacic si fa notare per una violenta punizione (23º). Al 51º, Nagatomo salva sulla linea di sedere il tiro a botta sicura di Higuain e Handanovic salva sul diagonale di Inler. Una percussione dell'ex udinese sorprende la retroguardia nerazzurra, ma il tiro del centrocampista si ferma sul palo (83º). Le reti delle porte non sono state violate per le polveri bagnate dei bomber dei due club, ma anche per un paio di decisioni arbitrali che hanno penalizzato i nerazzurri.
Il Cagliari ottiene la matematica salvezza, superando 1-0 il Parma. Gli ospiti si rendono pericolosi al 19°, in seguito a una punizione di Cassano deviata in angolo dall’esordiente Silvestri. Al 33°, l’evento che determina l’esito della gara: l’arbitro concede il penalty per una manata di Lucarelli su Dessena. Pinilla non sbaglia dal dischetto, portando avanti i suoi. Il nervoso Felipe si fa espellere al 53°, rendendo la rimonta ducale sempre più improbabile. Nei minuti finali, la generosa pressione parmense non produce effetti tangibili.
Il Verona continua a sognare l'Europa, battendo con un rotondo 4-0 il Catania. Toni sblocca la gara al 6º, ribadendo in rete la respinta di Frison sul tiro di Iturbe. Al 28º, il cross di Sala viene incornato in rete da Toni. Allo scadere del tempo, Gomez serve Marquino, che in diagonale segna la terza rete. Da un erroneo rinvio di Frison, scaturisce un assist per Gomez, che fissa il risultato sul 4-0. Catania sempre più in B, deludente l'approccio alla gara di una squadra che non aveva nulla da perdere.
Il Torino vince agevolmente per 2-0 sull'Udinese. I friulani non sono mai riusciti a rendersi pericolosi, succubi del dominio granata. Al quarto d'ora El Kaddouri sblocca la gara: il marocchino, dal vertice sinistro, si sposta il pallone sul piede mancino e batte il colpevole Scuffet sul primo palo. Poco dopo, Cerci sfiora l'incrocio con un calcio di punizione. Il dominio dei padroni di casa procura il raddoppio al 56º: assist di Maksimovic per Immobile, che non fallisce il piatto del ventunesimo goal stagionale. Il resto è solo il contorno di una sfida mai nata.
Un Livorno approssimativo perde 2-0 in casa, contro una Lazio cinica ad approfittare delle leggerezze avversarie. Al 4°, Cana prolunga di testa una palla per Mauri, il cui tiro al volo viene deviato dal portiere. Cinque minuti dopo, sono gli amaranto a sfiorare la rete con uno stop e tiro di Siligardi, di poco fuori. Al’11°, Berisha si supera respingendo la pericolosa incornata di Biagianti. A spegnere gli ardori toscani ci pensa l’errore di Bardi, che devia in rete un innocente cross basso di Mauri (15°). Biglia mira l’incrocio con un gran tiro dalla distanza, ma Bardi fa il suo dovere con un colpo di reni provvidenziale (39°). Al 50°, Rinaudo commette uno sciagurato fallo di mano in area, regalando il penalty alla Lazio. L’ex Candreva realizza senza esitazioni. Il Livorno è svuotato, senza le energie fisiche e mentali per reagire. Biancocelesti in piena corsa per l’Europa League.
Il Chievo sciupa l’occasione di mettersi in salvo, facendosi rimontare e superare dalla Sampdoria negli ultimi dieci minuti (2-1). Prima occasione blucerchiata al 12°: Eder salta il portiere, ma non trova la porta. Poco prima del riposo, una punizione defilata di Mustafi viene sottovalutata dalla difesa, ma per fortuna degli ospiti la palla s’infrange sul palo. Il vantaggio veronese giunge al 65°, in virtù del calcio di rigore realizzato da Thereau. Il penalty è stato concesso per l’atterramento di Obinna ad opera di Mustafi, che nell’occasione è stato espulso. Il pareggio doriano nasce da un assist di Regini, che viene concretizzato in scivolata da Eder (81°). Al 93°, Reggini mette una palla bassa al centro, Hetemaj la liscia, permettendo a Soriano di concludere in rete.
Pareggio scontato tra Atalanta e Genoa (1-1). Primo tempo tutto di marca ligure, con i grifoni in grado di passare in vantaggio al 28º: colpo di testa vincente di De Ceglie su cross di Antonelli. L'Atalanta si limita a creare delle mischie su calci da fermo, ma il pareggio non arriva. Ad inizio ripresa, Portanova stende in area Denis, ottenendo espulsione e calcio di rigore. El Tanque si fa parare il penalty da un grande Perin. Benalouane coglie la traversa di testa, mentre Denis calcio alto un pallone a due passi dalla riga di porta. Il pareggio bergamasco giunge all'83º: tapin di De Luca in mezza rovesciata, per altro in fuorigioco. Gilardino viene strattonato in area, ma l'arbitro preferisce chiudere un occhio.
Il Sassuolo sfiora l’impresa per un tempo, ma alla fine cede 3-1 alla Juventus. Avvio col vento in poppa dei neroverdi, che ottengono il vantaggio al 9°: Zazza converge da sinistra verso il centro, battendo Buffon con un destro sul primo palo. Poco dopo, Sansone salta in area Asamoah e Chiellini, ma conclude malamente a lato. I bianconeri pareggiano grazie al solito Tevez: destro violento dal limite dell’area, che batte Pegolo grazie a una impercettibile deviazione (34°). L’azione scaturisce da una frettolosa punizione di Pirlo, battuta a quindici metri di distanza dal luogo corretto e con il pallone in movimento. A quattro minuti dal riposo, Ziegler lancia in area Zazza, ma stavolta Buffon riesce a deviare il tiro dell’attaccante. La Juventus della ripresa è un’altra squadra, assoluta padrona del campo. Al 58°, Pirlo pennella in area per Marchisio, che con un sinistro al volo supera Pegolo. Al 73°, Lichtsteiner pesca in mezzo all’area Tevez, che di prima colpisce la traversa. A chiudere le danze ci pensa Llorente: colpo di tacco per deviare in rete il cross basso di Lichtsteiner (76°). Floccari potrebbe addolcire la sconfitta, ma la conclusione dell’ex laziale trova pronto il numero uno azzurro (81°).